Il trash non basta mai: Sharknado 3: Oh hell no!

Sono passati mesi dall’ultimo film trash che ho recensito, eppure la recensione di Age of Ice è quella che ha avuto più visualizzazioni (nonché quella che mi sono divertito di più a scrivere), dunque cercherò di dedicare uno spazio maggiore al cinema spazzatura. E come si può parlare di film trash, senza nominare Sharknado? Semplicemente, non si può. Quindi, ecco la recensione di Sharknado 3: Oh hell no!

Titolo: Sharknado 3: Oh hell, no!
Paese: Stati Uniti
Anno: 2015
Lingua originale: Inglese
Durata: 90 min
Regia: Anthony Ferrante
Sceneggiatura: Thunder Levin
Casa di produzione: Asylum
Cast: Ian Ziering, Tara Reid, Frankie Muniz, Cassie Scerbo, Mark McGrath, David Hasselhoff, Mark Cuban, Bo Derek, Chris Jericho

Trama: Fin Shepard è a Washington per essere premiato dal Presidente degli Stati Uniti quando un terribile sharknado si abbatte sulla città. Fin decide, così, di raggiungere la moglie April e la figlia Claudia a Orlando.

Durante il viaggio, si imbatte in un altro sharknado e viene salvato da Nova e il suo nuovo partner, Lucas (Frankie Muniz). I tre si recano in un aeroporto militare, dove si verifica un’altra tempesta di squali (Fin, non è che sei tu a portare un po’ sfortuna?). Nova e Fin riescono a salire su un aereo, grazie anche al sacrificio di Lucas (in realtà la sua morte è la più stupida e inutile di tutto il film, ma vabè).

I due riescono ad arrivare ad Orlando proprio mentre una enorme pioggia di squali si sta abbattendo sull’intera Costa Orientale.

L’unico modo per fermare questa distruzione è colpire lo sharknado dallo spazio, così Fin decide di rivolgersi a suo padre Gil (interpretato da un invecchiatissimo David Hasselhoff), colonnello della NASA.

Sharknado 3: non prendersi mai sul serio è la chiave del successo!

Oh hell, no! è più o meno l’esclamazione che ho usato dopo aver saputo dell’uscita di questo film. Insomma, siamo arrivati addirittura al terzo capitolo di questa… ehm… saga (?) -e, a quanto pare, non sarà l’ultimo.
Il punto di forza di questi film è che riescono a non prendersi sul serio, proponendo situazioni al limite del ridicolo. Anche chi ha vissuto su Marte, già solo leggendo il titolo, dovrebbe capire con che robaccia sta per avere a che fare.

Dopotutto, se vuoi fare un film su degli squali o sei Steven Spielberg e ci tiri fuori Lo Squalo, o sei la Asylum e ci proponi una trashata in cui questi spietati predatori sono in grado di volare attraverso una tempesta e sopravvivere nello spazio -salvo poi farsi ammazzare da un tizio armato di motosega.

Sharknado, insomma, riesce a farsi perdonare una trama fatta di scene buttate lì accompagnate da evidenti errori di regia e un uso massiccio di pessima computer grafica.

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