Arrival: lo sbarco degli alieni secondo Denis Villeneuve

E,ancora una volta, dopo una lunghissima assenza, è tempo di parlare di Cinema. In particolare, oggi tocca ad Arrival, un film del 2016 del regista franco-canadese Denis Villeneuve.

Titolo: Arrival
Lingua originale: Inglese
Paese: Stati Uniti
Anno: 2016
Durata: 116 minuti
Genere: Fantascienza
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Eric Heisserer
Casa di produzione: FilmNation Entertainment, 21 Laps Entertainment, Lava Bear Films
Distribuzione: Warner Bros.
Cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Mark O’Brien, Tzi Ma

Trama: Quando 12 astronavi aliene arrivano sulla Terra, la linguista Louise Banks viene scelta dall’esercito americano per cercare di comunicare con gli extraterrestri atterrati in Montana. Insieme a lei, salgono sul “guscio” (questo è il nome dato alle astronavi dai soldati statunitensi) anche il colonnello Weber ed il fisico teorico Ian Donnelly. Il primo contatto con gli alieni, due “eptapodi” (poiché hanno sette arti) che verranno poi soprannominati Tom e Jerry, porta la dottoressa Bank a ipotizzare che la comunicazione parlata sia impossibile. Nel contatto successivo, la linguista scopre che gli eptapodi possono comunicare attraverso la loro lingua scritta, fatta di simboli circolari formati da componenti collegate tra loro.

Nel corso del mese successivo, la squadra riesce a costruire un vocabolario di base con il quale poter finalmente chiedere agli alieni il motivo per cui sono giunti sulla Terra. La risposta data dagli eptapodi, però, verrà interpretata in maniera diversa dalle altre nazioni sulle quali sono atterrati i “gusci”, gettando le popolazioni e gli eserciti nel panico.

Giudizio: Spesso mi sono scagliato contro quei film che partivano con ottimi presupposti per poi perdersi in vere e proprie idiozie, diventando solamente una perdita di tempo. Con Arrival, invece, è successo l’esatto opposto.

Pur essendo un discreto amante del genere fantascientifico, il tema dello sbarco degli alieni sulla Terra è stato proposto così tante volte che credevo non avesse più nient’altro da dire. Il non aver mai letto l’opera a cui si ispira la pellicola (“Storie della tua vita” di Ted Chiang) ed un trailer che non rende assolutamente giustizia al film, mi avevano fatto dubitare fortemente di Arrival.

Ovviamente mi sbagliavo. Arrival è un ottimo film, verso il quale non si possono spendere parole negative, nonostante la prima parte sia particolarmente lenta: ogni scena, dall’inizio alla fine, è assolutamente necessaria per comprendere il film nella sua interezza. Tutto ciò che è necessario sapere per capire il plot-twist (ma anche l’intera trama) viene spiegato nel corso della pellicola e nulla viene lasciato al caso.

Mi è piaciuto molto anche il modo in cui viene affrontato il difficile rapporto tra le varie nazioni coinvolte dall’arrivo degli eptapodi; rapporto che diventa tesissimo dopo che alcuni Paesi interpretano erroneamente il messaggio degli alieni.

Insomma, non si tratta del solito film in cui solo l’America conta e l’obiettivo dei militari è bombardare la nave madre. Perché non tutti gli extraterrestri vengono qui per portare morte e distruzione ad un Paese che ha scelto Trump come leader; magari sono venuti per fare un dono all’umanità…

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