Il Death Note di Netflix è una cagata pazzesca!

Non ho nulla contro le trasposizioni cinematografiche americane di manga e anime giapponesi, ma il Death Note di Netflix è davvero uno dei film più brutti che abbia mai visto.

Questa volta, Netflix l’ha proprio fatta fuori dal vaso: il film di Death Note, che dovrebbe essere solo ispirato all’anime quando in realtà ne è una brutta copia, è proprio una cagata pazzesca!

Titolo: Death Note – Il quaderno della Morte (Death Note)
Lingua originale: Inglese
Paese: Stati Uniti
Anno: 2017
Durata: 101 minuti
Genere: thriller
Regia: Adam Wingard
Sceneggiatura: Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides, Jeremy Slater
Cast: Nat Wolff, Margaret Qualley, Keith Stanfield, Paul Nakauchi, Shea Whigham, Michael Shamus Wiles, Matthew Kevin Anderson, Willem Dafoe.

Light Yagami Turner è il classico studente americano, un po’ sfigato, nerd e con un acconciatura improponibile (e ve lo sta dicendo uno che, fino allo scorso anno, si faceva i capelli come il chitarrista degli All Time Low). Un giorno, mentre si trovava in punizione, entra in possesso del Death Note, un quaderno che ha il potere di uccidere qualunque persona il cui nome venga scritto tra le sue pagine. Convinto da Ryuk, il Dio della Morte, Light sfrutta il quaderno per uccidere uno studente che stava terrorizzando una ragazza.

Con un simile potere tra le mani, Light ne approfitta per fare colpo su Misa Mia Sutton. Insieme, sotto lo pseudonimo di Kira, iniziano ad eliminare i peggiori criminali al mondo, finendo per attirare l’attenzione di L, un investigatore privato.

Giudizio

No, il problema non è tanto il whitewashing dei personaggi (nel caso di L, invece, si può parlare di blackwashing?). Il problema, è proprio il film in sé! Lo stesso produttore Roy Lee ha dichiarato in merito alla questione:

Potrei capire le critiche se la nostra versione fosse ambientata in Giappone e avesse protagonisti con nomi giapponesi o origini nipponiche, ma la nostra è un’interpretazione della storia in una cultura differente, dunque è ovvio che ci siano dei cambiamenti. (fonte: BadTaste)

Giustissimo. Non fosse che la vostra non è una “reinterpretazione”, ma un bruttissimo scopiazzamento del manga (o dell’anime, a scelta), ambientato in America anziché in Giappone, modificando, completamente a caso, alcuni nomi e poco più.

In quest’ottica, sarebbe stato sicuramente più sensato scrivere una storia nuova con personaggi nuovi, una sorta di spin-off, con il quaderno e, eventualmente, Ryuk come unici riferimenti all’opera originale.

E invece no: il Death Note di Netflix è una brutta copia della storia illustrata da Takeshi Obata, dove è mancata persino la fantasia necessaria per inventare nomi più sensati (quale genitore americano scellerato chiamerebbe il proprio figlio Light?), con l’aggiunta di una patetica storiella d’amore e (poche) scene d’azione fatte davvero male.

Mi duole dirlo ma, questa volta, Netflix ha fatto un vero e proprio buco nell’acqua.

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