I Simpson: Apu cancellato dallo show per evitare ulteriori polemiche

Contro il politically correct, contro chi vede stereotipi razzisti ovunque, anche quando questi sono presenti con intento satirico, i produttori de I Simpson, lo show animato creato da Matt Groening e ormai arrivato alla sua trentesima stagione, hanno deciso di arrendersi cancellando il personaggio di Apu dalla serie.

Apu cancellato dallo show: addio all’indiano gestore del Jet Market de I Simpson

Apu Nahasapeemapetilon, doppiato da Hank Azaria nella versione originale e da Manfredi Aliquò in Italia, era finito al centro di una controversia molto accesa nel 2017. Il comico Hari Kondabolu, infatti, nel documentario The Problem With Apu, aveva definito il personaggio “uno stereotipo inisidiosamente razzista”.

Alle critiche, lo show aveva risposto, sempre con i toni che ci si spetta da uno show incentrato sulla critica sociale e sulla satira, con l’episodio No Good Read Goes Unpunished uscito lo scorso 8 aprile.

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La notizia della cancellazione di Apu dallo show arriva dal produttore Adi Shankar che, ad aprile, aveva provato a dirimere la questione lanciando un concorso di sceneggiatura per riscrivere il personaggio.

In un’intervista con IndieWire, Shankar ha dichiarato:

Ho ricevuto delle notizie scoraggianti che ho avuto modo di verificare con altre fonti: stanno per cancellare completamente il personaggio di Apu. Non ne faranno un grosso problema, o qualcosa del genere, lo elimineranno del tutto solo per evitare le controversie.

E, personalmente, credo che la critica mossa a Fox, dallo stesso Shankar, sia la risposta più eloquente a tutta questa pagliacciata:

Quando sei uno show basato sul commento culturale e hai paura di commentare una cultura, specialmente quando questa è una componente della cultura che stai creando, allora diventi uno show sulla codardia. Non si tratta di un passo avanti, né di un passo indietro, ma di un enorme passo di lato. Dopo aver letto tutte queste meravigliose sceneggiature, ho la sensazione che aggirare questo problema non sia la soluzione quando il vero scopo dell’arte, secondo me, è quello di unire.

Perché la satira, la critica sociale, sfrutta gli stereotipi per renderli ridicoli e togliere loro importanza

I Simpson è uno show interamente basato su questi stereotipi. Non c’è un solo personaggio che non sia nato da uno stereotipo.

Clancy Winchester (o Wiggum nella versione originale), ad esempio, è un poliziotto di origini irlandesi, corrotto, impulsivo, scansafatiche e obeso. Personalmente, però, non ho mai sentito di poliziotti irlandesi offesi da questo personaggio.

Nonostante il suo accento sardo nella versione italiana, il giardiniere Willie MacDougal è originario della Scozia e rappresentato come un alcolizzato iracondo ed ignorante.

Tony Ciccione (Marion Anthony D’Amico) è un gangster italo-americano, il Padrino di Springfield, sempre presente dietro ad ogni attività criminale della città insieme ai suoi scagnozzi.

Di origini italiane è anche il baffuto cuoco Luigi Risotto, nato a Pozzuoli, che gestisce il ristorante italiano della città.

Anche i personaggi nati e cresciuti a Springfield, però, sono il risultato di numerosi stereotipi. La stessa famiglia Simpson, inoltre, prende in giro la tipica famiglia americana media.

Insomma, I Simpson è uno show che si basa su questi stereotipi con il solo intento di metterli in ridicolo, di togliere loro importanza e renderli meno minacciosi. Non è forse questo l’obiettivo della satira?

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